2014 – Sempre mondo, giorno e vertigine, di Giovanni Fierro

“Poi il chiarire di stelle/ e tu che torni, che ritorni ossigeno/ nascente;/ (…..)/ E se le foglie che si affidano,/ una notte/ si piegano, tu falle d’oro, tu/ falle d’argento”.
È già nella prima poesia di questa nuova raccolta, “Congiunzione amorosa”, che il suo autore Marco Marangoni svela e propone, da subito, tutta l’intonazione del libro completo, del suo divenire pagina dopo pagina.
L’invocazione ‘tu’ immediatamente è una richiesta di complicità. Che sia rivolta a se stesso, al proprio amore, alla parola, al lettore, a chiunque possa costruire un cambiamento, questo inizio così confidenziale e che si mostra come una invocazione, si apre con una richiesta di confronto, nel dichiarare un luogo, accertato o di desiderio, dove qualcosa può succede, qualcosa si può dire e qualcuno lo può condividere.
Poeta di finezza e di fisicità, Marangoni sa che a tenere vive le vene della scrittura è il semplice stare al mondo, all’esplorarlo, all’esplorarsi. Per ciò che si conosce e per ciò che ancora no.

La sua poesia è uno scrivere del respiro. Perché ogni singola sua poesia crea un respiro dove stare, riproduce il respiro che ci fa stare vivi. E ci fa domandare che peso ha un respiro? E quanta forza?
Quale forza possiamo riconoscere in un qualcosa che non ha peso, che si misura nella spinta dei polmoni, nella forza del cuore che batte e poi ossigena il nostro corpo, la nostra mente, i nostri pensieri e le nostre emozioni.
Il titolo “Congiunzione amorosa” spiega bene perché tutto questo rimane unito e si alimenta reciprocamente.
In queste poesie c’è desiderio e necessità. E, come a pagina cinquantasei, “E’ un cambiamento/ la vita// che si fa luce e dono, scia/ che dirama nel buio/ come un fuoco;”.
Ovvero la volontà che la vita sia fuoco e luce, intensità è sguardo. Per sentire meglio le emozioni, per vederle meglio.
È un libro che non si arrende, che pone l’autore stesso e chi lo legge, di fronte alla possibilità che il vivere possa essere sì impegnativo, ma ricco di soddisfazioni. Ma proprio ora, e proprio qui, in questo tempo.
Ma l’avvertimento di Marangoni è chiaro e ineluttabile. Questo nostro tempo è tutto da costruire, è in questo impegno la nostra responsabilità, di ognuno. Perché implica anche una responsabilità morale, ci chiede di fare una scelta del dove stare, con chi stare.

“Per ogni casa un sogno/ di abitare,/ tra le cose di sempre e di un giorno,” e “La via del cambiamento/ passa per cose semplici/ un fermaglio, un riflesso/ sui tuoi capelli,/ e un dolore forse”, così la poesia di Marangoni si apre nel quotidiano, lo esalta, e ne dà lettura di significato, ne trova il perché, ne dà attenzione e coinvolgimento.
Perché poi lo stare al mondo significa fisicità, presenza di carne e di impegno. Non sfugge alla dimensione della comunità, anzi. Marangoni si immerge con coinvolta partecipazione. Questo libro parla nel nostro oggi, lo misura e lo rivolta, lo fa uscire allo scoperto. Ed ognuno di noi con lui.
In queste pagine è intenso il desiderio di toccare il mondo, l’amata, le parole, di essere esperienza totale e assoluta, unica via che ci mette in contatto con il vivere.
E queste poesie sono parole e frasi che sono la cosa più vicina alla carezza possibile, alla sua necessità, in un tempo dove desiderare di essere riconosciuti, dove avere un luogo, un posto. Ancora, sì ancora.
“Dentro la città, nella parola,/ dove non si vede”, ed ecco tutta la forza e l’inevitabilità di una carezza da donare. Da condividere. Da fare.

Molto dà e molto chiede “Congiunzione amorosa”, ma è un chiedere di pura reciprocità umana, di scambio per migliorare il necessario e il sognato, assieme.
È il chiedere di rinunciare ad una lucidità sterile, e ci invita ad una passione, propositiva, viva e appagante; il chiedere di una chiarezza, di una chiarità, dove far stare meglio il respiro, di ognuno.

Giovanni Fierro

Fare Voci. Giornale di scrittura, Aprile 2014