2014 – Congiunzione amorosa, Poesia 289, di Matteo Veronesi

140715_poesia289_copertina_annovii_gen2014La poesia di Marco Maran goni– il tempo della sua poesia, quel tempo che è ritmo musica respiro – nasce dalla confluenza, dalla convergenza, dall’insenatura quasi, di due diversi aspetti, di due differenti modi di percepire e di rappresentare il fluire dell’esistenza e dell’accadere: da un lato l’istante oraziano, il dies, il kairós, l’occasione del momento lirico; dall’altro l’aprirsi del cerchio del vivere agli immensi giri dell’eterno ritorno. Questi due risvolti, queste due facce del tempo-erma, si fondono, quasi, in una montaliana, e nietzscheana, “eternità d’istante”. “Sono nel futuro quelli / che ci amano”, come giunge a noi ora, vivido, il bagliore di stelle remotissime, e analogamente solo ora la nostra breve luce tocca qualche estrema piega d’universo (tutto è eterno, del resto; il ricordo del passato non è che il nostro “ricordo degli eterni” e il cammino del tempo non è che un farsi incontro a ciò che già esiste, che già ci attende, insegna oggi, in pagine emozionanti di pensiero e d’esperienza, Emanuele Severino). Nella curvatura dello spazio-tempo, nella puntatura dell’” angolo astrale” (in quella “curva della luce” cui Nichita Stanescu dedica versi altissimi) il corso e le dimensioni del tempo paiono sovvertiti, quasi implori, ravvolti su di sé in un nodo senza principio né fine: “Vado dove non so, dove non so / resto” (“Mi vado incontro a ritroso”, dice un verso di Sinisgalli, anch’egli poeta dello spazio probabilistico e indeterministico). La luce, limite invalicabile, è frontiera dell’eterno, in prossimità della quale tutte le immagini apparentemente transitorie trovano la loro perennità, la loro fissità vivida e vibrante. I giardini senza tempo “ora in una luce media / sono di Dio”. Questa duplicità, che è anche fusione, di tempo ed eterno, d’istante e perpetuo ritorno, pare quasi riflettersi, idealmente, anche nel dittico di postfazione e risvolto che incornicia la raccolta di Marangoni (e che conferma quanto profondamente i poeti, quando scrivono in veste di critici, versino e proiettino qualcosa di sé nel testo che interpretano). Da un lato, Maurizio Cucchi, con il suo sguardo aderente alla materialità, all’accidentalità spigolosa del vissuto e dell’accadere, parla di un “percorso legato al passaggio dell’esperienza, alla sua piccola verità ineluttabile”, a una “realtà che sempre ricomincia e si rinnova”; dall’altro, si avverte il respiro lirico e mitopoietico di Giancarlo Pontiggia, che nei versi di Marangoni percepisce invece una “luce smemorante”, una petrarchesca e leopardiana “aura tersa e preziosa”. Le due letture si giustificano entrambe, e si armonizzano nel libro, fusione di tempo ed oltretempo, di cose e memorie – a rammentarci una volta di più, secondo le parole di un maestro, che “tutto al mondo esiste per risolversi in un Libro”.

Matteo Veronesi

Marco Marangoni, Congiunzione amorosa, Moretti e Vitali, Milano 2013, pp. 70, € 12,00.

Da: Poesia 289 -
Mensile di internazionale di culturra poetica
Anno XXVII, Gennaio 2014 N. 289