1994 – Tempo e Oltre, di Giuseppe Conte

INTRODUZIONE DI GIUSEPPE CONTE
MARCO MARANGONI

140715_tempoeoltreIl cuore di questo libro comincia a battere più forte nella sezione “Tempo e oltre”, da cui il libro intero, e non per caso, prende il titolo. Lì il giovane poeta Marangoni libera il giovane – e antico – filosofo che ha in sé. Il linguaggio si fa acuminato, terso e mobile come un compasso: “declina a volte il cielo / con un suono luminoso”, o: “Di brina i sogni, fragili / frammenti di gelo / e di vento”; il pensiero comincia ad abitare cautamente metafore, sinestesie, allitterazioni. Un demone analogico si coniuga con una volontà di scavo filosofico nell’essere e non si resiste alla tentazione di immaginare di trovarsi davanti a un giovane Ungaretti che ha letto Heidegger, o a un vecchio Heidegger che vuol gareggiare all’improvviso con i versi folgoranti dell’autore del Porto sepolto. Del frammento IV vengono date da Marangoni una variante prima e una variante seconda: e tutte e due tentano una definizione di essenza: “l’essenza è /quel che il mondo / in sé trattiene”; “l’essenza è il mondo / senza perché; origine / e oltre la paura / della morte”. Qui si coniugano così filosofia e filologia, con una sorprendente ricchezza di senso. Ho parlato di “cuore” del libro. E non ho usato questa metafora sbadatamente. Non si pensi infatti, da quanto ho detto sinora, che questo sia un libro di sole ardue soluzioni intellettuali. Questo è un libro invece che ha una sua interna, discreta ma inalienabile necessità spirituale, “destinale”. Il giovane poeta non gioca con la filosofia e con la cultura: non si balocca neppure – come tanti si attardano ancora a fare – negli interstizi del linguaggio, di cui conosce le vertiginose caverne metafisiche. Il giovane poeta cerca, risillaba il sogno e reinventa il mondo e l’assenza del mondo: “sognerò una musica, musicherò / il mio vuoto”. Il suo stile accoglie ora quegli strappi, quei passaggi crudi, quelle endiadi imprevedibili di cui sempre la poesia vera si nutre: “simile / ad un dio e al fango”; oppure: “treccia lunga come una / striscia cometa”.
Il tempo, protagonista principale di questo libro, diviene oggetto di definizione in versi dalle scansioni anche musicalmente, metricamente severe: “Il tempo è / viaggio che / non disperde, / ma addensa le / nuvole”: sono tre quinari tronchi (“il tempo è”, “viaggio che”, “ma addensa le”), un quadrisillabo, piano (“non disperde”) e una parola sdrucciola conclusiva (“nuvole”). E la definizione è insieme una metafora che sceglie in movimento il suo lontano orizzonte celeste, di luce/buio. Il tempo è il centro; il tempo è l’essenza; “oltre” è la scrittura. E consegnarsi alla scrittura è come disegnare la realtà ed essere dentro quella stessa realtà che si disegna; il giovane poeta lo sa: scrivere è realtà che diviene, lungo i sogni, attraverso i sogni, “destino”.
Tempo, destino. Ecco i temi che il giovane poeta Marangoni non ha paura di affrontare. Con la sua netta dolcezza che diventa quasi elegiaca. Con la sua rigorosa volontà di conoscere. Il lettore di questo libro ne sarà pian piano conquistato. Alla fine penserà che sia rivolta a lui l’ultima poesia, si sentirà preso dolcemente, conclusivamente per mano: “Muoveremo dalle città e ai templi / saliremo vicino al passaggio delle / nubi, dove portano le scale del / mare”. Ma il libro non finisce, o finisce con
una specie di promessa di ricominciamela° che il poeta fa al suo fraterno lettore e a se stesso: “del dio dei mortali / e delle foglie, delle piogge e dei / soli sulle arene / voglio ancora sentir raccontare”.
Giuseppe Conte

Udine MCMXCIV
Campanotto Editore
Marco Marangoni
TEMPO E OLTRE
poesie (1978-1992)
Campanotto Editore Udine