2013 – Il mio cammino

Con Congiunzione amorosa (in uscita per Moretti-Vitali Editore, Milano), il mìo cammino prosegue, fedele a una ispirazione lirica già espressa attraverso le tre raccolte precedenti: Tempo e oltre (Campanotto, Udine 1994), Dove dimora la luce (Quaderni del Battello Ebbro, Porretta Terme 2002), Per quale avventura (Raffaelli Editore, Rimini, 2007). I temi del tempo e dell’Oltre(-Altro e Altrove) si coniugano anche in questo volume in scansioni ritmiche sempre incentrate nell’ascolto di un doppio fondo della realtà, dove il senso-suono percepito è segnale acustico di uno spartito, di una sintassi ritrovati al termine, al limite, in limine. La continuità della ricerca linguistica e dei temi (il conflitto “natura/tecnica”, “amore/alienazioni” ecc.), nonostante le variazioni continue, si giustifica in rapporto al destino (formativo della Voce), di lavorare in profondità anziché in orizzontale (poetica del lago, direbbe De Angelis, piuttosto che del fiume). La fiducia nella parola poetica, desiderante e per definizione afferente ad un fondo collettivo, si offre come testimonianza, nei suoi strati, di contesti extratestuali vissuti, patiti, de-cantati in quel resto che è il dettato in versi o frantumi di un verso Realtà però sempre inseguito, cercato, e trascendente.
Congiunzione amorosa, in particolare, insiste sulla forza della poesia, sulla forza dell’amore (eros), in quanto capace di porre in opera (en-ergia), per evocazione, l’unità che abita nella memoria (orfica?) delle disgiunte, frammentate esistenze. Eros come forza che preserva le singolarità da ogni chiusura solipsistica e nichilistica, e che dall’altro non le oblia in una mera reductio ad unum. È questo un programma critico della poesia. Questa forza del “desiderio” è passione e utopia che in tempi di crisi come i nostri (nei quali si è costretti tutti a guardare con più distacco il presunto valore assoluto della “forza tecnica”) rilancia, come solo il linguaggio della Speranza lo può, un orizzonte (in avanti) fatto di inizi, mentre tutto attorno decade, e crolla. Scrivere d’amore non è allora una fuga sentimentale, ma un rito, un tentativo di svolta, se l’eros come ricorda Ficino è quella “forza” che produce un “tiramento de l’una cosa a l’altra per similitudine”. Si tratta di quell’esperienza che Calasso ha bene definito con pensiero “analogico” o “connettivo”, distinguendolo da quello, meno originario, “sostitutivo” o “digitale”: al pensiero “analogico” corrisponde la possibilità di cogliere il continuo come il mare (“un continuo amalgama”) mentre al pensiero sostitutivo quella di cogliere il discreto come la sabbia, suddivisa per infiniti granelli.

Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 1 (2013)
Raffaelli editore – Rimini