Congiunzione amorosa

Poi il chiarire di stelle
e tu che torni, che ritorni ossigeno
nascente;
hai negli occhi una strada, ed un invito
come i pensieri  c’invadono
e sono nel futuro quelli
che ci amano.
E se le foglie che si affidano,
una notte
si piegano, tu falle d’oro, tu
falle d’argento

( Congiunzione amorosa, Moretti & Vitali, Bergamo 2013)

 

Parlare, dirsi tutto
nel vapore che ci tiene e ci curva
verso un punto,
quel taglio, quell’innesto,
quell’angolo astrale
in cui t’incontro
-vado dove non so, dove non so
resto

(Ibidem)

 

7.30 un caffè
e poi via
verso i bei pensieri, verso
la libertà
-ti ho sentita ieri sera, che avevi
una voce scura
ma dopo la notte, la coperta
di stelle e l’aurora,
quanta vita, amore mio, quanta
meraviglia ancora

(Ibidem)

 

Il poeta scrive, viaggia,
e va a capo.
Lo rincorre
un cuore.
Ha visioni di città stellate, pensa
a sonorità remote. A volte
corre in fitte boscaglie
e si perde …
e non c’è ritorno;
ma è lì che si gioca il viaggio
(il viaggio che fa segno)
e la poesia dice la mappa, e la mappa
Il tesoro

(Ibidem)

 

Dove dove dove
le cose vanno
dove vanno di giorno
le stelle ( che splendono la notte)
a dormire? Dove
amore sei
se mi volto,
dove figlio che hai fragili
anni e corde,
va la tua freccia
nel bosco? Per quali porte
che non sai entri
che non conosco
(Ibidem)
 

Segnaletica celeste
il chiaro e lo scuro
dell’incontro, e dell’andar via
del giorno;
del sorriso che segna il viso
e dell’uomo che si accascia
su un ciglio,
segnali di terra e mutamento, di un qualche
avviso

(Ibidem)

 

 

C’è l’attimo di Orazio
e c’è l’attimo che brucia il tempo,
che il mio fiato congiunge
a quel fiato, che fa eterno:
cose impossibili e pure che hanno
un senso
perché il reale comincia qui,
dove nessuno, capisci,
si è perso

(Ibidem)

 

 

A volte ripenso agli anni liceali
alle noie; alle battaglie navali;
e non è cambiato.
<<A 17>>
qualcuno grida
<<colpito>>
<<D 5>>
<<Acqua>>
Intanto alle 18 si è fatto un sole di marzo,
e di una luce bagnata e stanca;
come tutto sappiamo, come tutto
ci manca

 

Febbraio,
alzarsi una domenica, lentamente
nevica e il cielo è di neve,
prendere piano il caffè
con te e sentire questa musica
senza sforzo di fiati e di corde,
è l’accordo della neve
silenziosa che scende lungo lo sguardo
che ci guarda e sorride
di sorpresa,
che trattiene la sua causa
che promette il suo fine,
oltre
è il poeta, oltre è la musa

(Ibidem)
E  adesso? mi fermo
e accolgo questo momento
di grazia
del corpo che si spande, della mente
che non detta,
ma ascolta
e si fa colore delle cose
e nessuna più grande –il mattino,
la convalescenza
o durante le feste, quando si va
dentro di noi
quando rilasciamo le gomene, le ancore
questo sfogliarsi di tutti i libri,
alla fine delle mete, nella voce distante

(Ibidem)