2013 Marangoni, Montale e la metafisica del Dove

Marco Marangoni su il Venerdì di RepubblicaPOESIA
di Enzo Golino

MARANGONI,
MONTALE
E LA METAFISICA
DEL «DOVE»
Quasi una colonna
nelle pagine del vocabolario,
piuttosto diffuso nel parlare
e nello scrivere, l’avverbio «dove» è un ventaglio che nella seconda delle tre sezioni di questo libro raffigura ansiosi interrogativi sulle stelle, la notte, il dormire, sul figlio che ha «fragili anni» e lancia una freccia nel bosco: accade in una poesia di Marco Marangoni raccolta nel volume Congiunzione amorosa (Moretti&Vitali, pp. 70 euro 12, postfazione Maurizio Cucchi, risvolto di copertina Giancarlo Pontiggia).
Rivela però quel «dove» – talvolta implicitamente, ma in un testo appare sei volte – ulteriori mete non solo della ricerca espressiva. Proprio nei versi iniziali, il «dove» non scritto, presente sottotraccia, è il luogo in cui l’autore si rivolge a «tu che torni», un «tu» che si presume femminile da lui definito con bella immagine «ossigeno/ nascente». Uno stimolo alla fantasia.
Proseguendo in eccessi interpretativi, qui il «dove» può apparire in veste simbolica come il luogo territoriale e mentale in cui radicarsi  esercitando le modalità del «pensiero». Attività psichica spesso citata dall’autore che (montalianamente?) ne indica i limiti – «come tutto sappiamo, come tutto/ci manca» – per mostrare in una efficace sintesi lo sfinimento esistenziale.
Il Venerdì di Repubblica, 11 Ottobre 2013

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